Paolo Garau
Fragment

Paolo Garau nasce nel 1975 a Roma dove vive e lavora. Nel 1998 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma sezione scultura e nel 1999 frequenta il Corso TAM di scultura di Pietrarubbia (PU), presieduto da Arnaldo Pomodoro. Nel 2001 partecipa al Progetto Leonardo a Berlino. Si dedica principalmente alla scultura: la sua ricerca artistica è incentrata sulla sperimentazione di nuove composizioni formali, spesso partendo da elementi anatomici di persone con le quali entra in relazione, al fine di produrre calchi delle parti interessate. Dal 2003 è docente di scultura e arte nelle scuole superiori. Si occupa anche di progettazione e realizzazione di elementi scenici e decorativi. Utilizza diversi materiali: ceramica, metalli, resine sintetiche, legno e tessuti. Nel 2008 partecipa alla residenza d’artista presso il Castello di Rivoli con il progetto “Real presence” e nel 2015 partecipa alla residenza Bocs Art di Cosenza, a cura di Alberto Dambruoso.

Fondazione Umberto Mastroianni
Castello di Ladislao / piazza Caduti dell’Aria / Arpino (FR)
4 maggio – 30 giugno 2019
Inaugurazione sabato 4 maggio ore 18.00

Fragment - La teoria del piano

I

mmaginiamo un piano nello spazio. Immaginiamo che tale piano possa avere la capacità di sezionare, secondo direzioni perpendicolari o oblique, solidi frattali o variamente articolati che incontra in una precisa dimensione spaziale e temporale. Nel momento in cui il piano ruota e cambia direzione, i frammenti derivanti risultano sempre diversi e le funzioni vanno ogni volta ricalcolate in base alle mutate condizioni. L’oggetto sezionato si presenta in due diverse configurazioni: quella frattale nel suo stato primitivo e quella euclidea definita dal piano di sezione.

Le due strutture compresenti nel corpo frazionato sono così soggette a diverse leggi: mentre l’una si basa su un algoritmo, l’altra può essere espressa mediante un’equazione e la misurazione complessiva dell’oggetto è contemporaneamente elementare e complessa. È un metodo di non- separazione e non-disgiunzione dei livelli di conoscenza.

Paolo Garau utilizza un simile metodo di analisi nella scultura e nel disegno: sezionando con piani ideali, Paolo spezza la continuità delle superfici, differenzia i volumi nello spazio e i risultati del suo plasmare materia ed energia sono segmenti anatomici di un’umanità non meglio identificata, silenziosa, dormiente (cit. “Introspezioni classiche” di Anna Maria Panzera), che custodiscono, protetti come in un grembo materno, informazioni e coscienze significanti.

La ricerca artistica di Paolo Garau muove da una conoscenza approfondita della realtà, ma non è visione naturalistica dell’arte classica; procede con la scomposizione degli oggetti ma non è molteplicità di visione del cubismo; deforma la figura ma non è tragica condizione esistenziale dell’espressionismo. Rompe invece la complessità, introducendo la semplicità e innescando un processo di elaborazione interiore. Il bianco e candido frammento non svela l’arcano mondo intimo delle cose, ma lo interiorizza e lo implode in se stesso, al fine di attivare gli inconsci meccanismi di immaginazione. Fragilità, evanescenti travagli, metafisiche memorie rimangono catturati sul levigato piano, anch’esso niveo o ricoperto da una dorata patina.

I volti della teoria del piano sono essere anonimi, non riconoscibili nelle precise fattezze, a volte coincidenti con essenze di pezzi anatomici. Lasciano il corpo oltre se stessi e si tramutano in spicchi di realtà possibili e probabili. Si vestono di lontane reminiscenze e si ritrovano trasformati in solidi di rivoluzione dai contorni sinuosi e morbidi. Contengono ogni umano sentire e sperano un semplice e immediato contatto che possa trasferire visioni e immagini. Attendono di essere liberati e acquisire rinnovate identità.

E così l’artista, intervenendo, sul cemento, sul gesso con la resina, compie l’operazione del sottrarre e aggiungere: togliere materia, inglobare energia e non-materia secondo una funzione esponenziale. E dentro trovare un numero infinito di futuri possibili, fluttuare lungo molteplici orizzonti di eventi, coesistere in diverse dimensioni, arrivare all’attimo prima della singolarità dove spazio e tempo finiscono.

Roberta Melasecca

 

Giovanna Giachetti
Lo sguardo di Cassandra

Giovanna Giachetti è nata a La Chaux De Fonds (CH) nel 1964; dopo il diploma in scultura all’Accademia Albertina di Torino ha vissuto lungamente in Nigeria e più tardi in Piemonte, regione di cui la sua famiglia paterna è originaria; ultimamente si è trasferita a Milano. Partita da una dimensione tradizionale della scultura, ha utilizzato molto la terracotta dipinta e diversi materiali poveri e di recupero, con una sensibilità maturata durante la lunga permanenza in Africa. Da lì è nato anche il piacere della lamiera battuta, attraverso una faticosa pratica artigianale, e l’utilizzo di elementi metallici riciclati che, sottraendosi alla consistenza tradizionale e plastica della scultura, invadono con leggerezza lo spazio dando luogo a vere e proprie installazioni. Da ultimo arriva il lavoro tessile, aereo, sospeso, eco-compatibile, che fiorisce però anch’esso su un materiale poverissimo e “brutto”; perché l’esigenza dell’artista è appunto quella di allargare lo sguardo verso dimensioni impreviste e recuperarle all’arte, restituendo loro una possibilità di essere viste, quindi di esistere di nuovo. Per questo il suo lavoro è sempre inclusivo e animato da un interesse non solo estetico ma aperto a tutte le valenze dell’esperienza creativa.

Fondazione Umberto Mastroianni
Castello di Ladislao / piazza Caduti dell’Aria / Arpino (FR)
25 maggio – 7 luglio 2019
Inaugurazione sabato 25 maggio ore 18.00